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Onco Hair, un anno dalla parte delle donne

Si conclude con un incontro presso il Consiglio della Regione Lombardia il progetto pilota che dona i capelli alle pazienti in chemioterapia. Il Consiglio si impegna per fare proseguire l’iniziativa

Maria Concetta, Marilena, Maddalena, Alfonsina, Anna Maria, Elena, Dalila, Michela, Eva, Andrea, Roberta, Amelia, Valentina, Verediana, Carmela, Rachele, Silvia, Ethel, Giuditta Anna, Selena, Pushine, Maria Cristina, Zhulieta, Francesca, Giulia.

Sono le venticinque protagoniste di Onco Hair, il progetto che dona i capelli alle donne che stanno affrontando la chemioterapia per carcinoma alla mammella, promosso da Associazione per il Policlinico Onlus, Fondazione Cariplo e CRLAB.         
A un anno esatto del lancio dell’iniziativa, inaugurata nel giorno della Festa della Donna 2021, ospiti della regione Lombardia, sono proprio le donne che vi hanno aderito a raccontarla, spiegando quanto indossare la protesi tricologica CNC (Capelli Naturali a Contatto) sia di supporto nella battaglia contro la malattia.

Solo chi non ha avuto esperienza diretta con questo male – spiega Dalila, 28 anni – può pensare che la perdita dei capelli sia un corollario di poca importanza. Vedersi belle, senza il segno evidente della malattia, dà una grande forza. Non permettere al tumore di impossessarsi del tuo volto, evitare gli sguardi commiserevoli di chi ti sovrappone alla malattia vuol dire tanto. Grazie alla protesi tricologica continuo a lavorare a contatto con il pubblico, nuotare, uscire con gli amici, passare le mie mani nei capelli come prima. Gli altri non mi vedono malata e me ne dimentico anche io”.

Silvia, 44 anni, è alla sua seconda battaglia contro il tumore al seno. “Quando, a 13 anni dalla prima diagnosi, il cancro è tornato a bussare alla mia porta, il dolore fisico post-intervento e le conseguenze della chemio sono state la mia paura più grande. Uno dei ricordi più dolorosi della prima malattia risale al giorno in cui ho perso i capelli. Non si può farlo capire a chi non l’ha provato. Lo sai che ricresceranno, ma quando ti alzi la mattina e somigli a uno scherzo di Halloween e vedi l’ombra di te stessa, vorresti solo coprire lo specchio e non guardarti più, ti vedi più malata di quello che ti senti. In più adesso ho mio figlio, la mia grande vittoria: fin da piccolo per rilassarsi ha l’abitudine di accarezzarmi i capelli e grazie alla protesi CRLAB non ha dovuto rinunciarvi. Non nascondo la mia esperienza di cancro, ma non voglio mostrare a chiunque e in qualunque momento la mia vulnerabilità. Nel 2008 ho vissuto una pessima esperienza di foulard e parrucche, ero sempre a disagio con me stessa: non volevo mai uscire perché la parrucca si spostava, oppure stringeva e desideravo solo il momento di tornare a casa e togliermela. Non ho neppure una foto di quel periodo. Ora posso non rinunciare alla mia vita e a tutte le occasioni per stare in compagnia, senza sentirmi posticcia e fuori posto. Può sembrare una stupidaggine di fronte alla prospettiva di sopravvivere al cancro, ma mi guardo allo specchio e mi sento bella, forte e sicura di me”.

Il dispositivo CRLAB è una protesi del capillizio altamente personalizzata, un unicum mondiale realizzato all’interno dei laboratori CRLAB di Zola Predosa (Bologna) e da qui esportato in tutto il globo.

Viene creato utilizzando capelli umani, non trattati, inseriti uno alla volta in una sottile membrana polimerica biocompatibile coperta da brevetto. Il processo produttivo, completamente realizzato a mano, comprende 39 fasi ed è interamente certificato secondo lo standard ISO 9001:2008 (qualità); 14001:2015 (impatto ambientale); 45001:2018 (sicurezza e salute dei lavoratori).

Uno studio pilota realizzato da Salute Donna Onlus e condotto presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha misurato in 10 punti (ovvero circa il 33%) di miglioramento sulla scala BIS (scala dell’immagine corporea, che va da 0 a 30) l’impatto positivo per le pazienti con recidiva di carcinoma mammarioe alopecia recidivante che utilizzano questo dispositivo invece che la parrucca. La protesi CNC permette a chi la indossa una vita assolutamente normale, diventa parte integrante del corpo, non va tolta la notte e consente di nuotare, legarsi i capelli e persino farseli tirare.

L’alopecia indotta da chemioterapia è forse lo stigma sociale più riconoscibile del tumore, secondo recenti studi clinici è considerata dal 47% delle donne l’aspetto più̀ traumatico dell’intero percorso di cure, tanto che l’8% di esse vorrebbe rifiutarle proprio per evitare questa perdita.

Oltre alla malattia, anche la cura trasforma il corpo – spiega intervenendo alla presentazione Donatella Gambini, oncologa del Policlinico di Milano che ha seguito il progetto Onco Hair –. Ciascuno, a seconda di carattere, età, contesto sociale, vive la perdita di capelli a modo suo, ma poter avere a disposizione un presidio che aiuta a ricostruire una situazione, anche estetica, di normalità è di grande aiuto”.

I numeri del cancro in Italia confermano che nel 2021 il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne, circa un tumore maligno ogni tre (30%), attualmente in Italia vivono 834.200 donne che hanno avuto una diagnosi di cancro della mammella.

Questa malattia – commenta Claudia Buccellati, Presidente della Fondazione Policlinico Onlusmina pesantemente la femminilità. Abbiamo deciso di avviare il progetto, grazie al supporto di Cariplo e CRLAB, apprendendo dall’esperienza diretta delle donne che combattono contro il cancro quanto il presidio CRLAB avesse un impatto positivo su benessere psicologico, autostima, sessualità̀, relazioni sociali e percezione di sé. Pensiamo sia importante offrire questo aiuto anche alle persone economicamente più fragili, ancora più indifese dinnanzi a una malattia che colpisce tutti. A conclusione di questo primo progetto pilota, realizzato in un anno presso il Policlinico di Milano, speriamo di poter proseguire l’iniziativa in altri reparti oncologici, per tendere una mano a quante più donne possibile a combattere questa lotta”.

È Sarah Maestri, Componente della Commissione Centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo,  a spiegare l’impegno della Fondazione in questo progetto: “Potere tendere una mano a chi sta affrontando la malattia, offrendo un supporto a chi non se lo può permettere è perfettamente nelle corde della Fondazione Cariplo, sempre attenta alla fragilità in tutte le sue sfaccettature. In particolare di questa iniziativa mi ha conquistata lo sforzo  di comprendere anche le necessità più intime e profonde delle donne impegnate in una guerra purtroppo tanto comune”.

A sottolineare l’impegno della politica regionale lombarda verso le donne che affrontano il carcinoma mammario è Simona Tironi, Vicepresidente III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia e promotrice dell’appuntamento di oggi: “La nostra Regione – spiega – è un’eccellenza nella cura oncologica grazie anche alla ROL (Rete Oncologica Lombarda), un sistema di accessi diffusi nel territorio che consente al cittadino di entrare nei percorsi di cura direttamente nel proprio luogo di residenza e di disporre di una valutazione multidisciplinare. Purtroppo, le donne colpite da tumore alla mammella sono ancora troppe e si stima siano circa dieci mila ogni anno, rappresentando un terzo dei cancri per il sesso femminile; per questo è importante che noi Istituzioni manteniamo la giusta attenzione per supportare al meglio chi sta affrontando il percorso di cure. Nel solco delle azioni per la qualità della vita e l’inclusione sociale delle persone sottoposte a terapia oncologica, avendo potuto riscontrare l’utilità per le pazienti chemioterapiche della protesi capillizia, attraverso un mio ordine del giorno mi sono fin da subito adoperata affinché sia resa accessibile a quante più persone possibili, perché si tratta di uno strumento innovativo in grado di ridare la giusta dignità alla donna”.

A ribadire l’attenzione per le donne che combattono il cancro al seno, comunicando l’impegno a supportare la prosecuzione del progetto è stato anche il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Alessandro Fermi: “La forza e il coraggio, ma anche la bellezza della normalità. Credo che si possa riassumere in queste semplici parole il valore e il significato delle testimonianze che abbiamo ascoltato oggi. Racconti di donne coraggiose e forti, che nella loro “normalità” trovano le condizioni migliori per affrontare e superare la malattia. Regione Lombardia e il Consiglio regionale supporteranno sicuramente anche in futuro questo progetto, un progetto di speranza ma anche concreta e reale possibilità di cura e di vita migliore”.

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