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1 Novembre 2020

Post Covid: il 30% dei positivi soffre di caduta di capelli

L’emergenza Covid ci sta mettendo di fronte a sempre nuove implicazioni della malattia. Tra i problemi collaterali al virus emerge ormai con evidenza quello legato ai capelli. “Il 30% di chi ha contratto il virus, a distanza di circa tre mesi, soffre di alopecia, un’insolita perdita di capelli a ciocche, fino alla formazione di chiazze completamente glabre”. A denunciare il fenomeno, testimoniato anche da una recente ricerca dell’Indiana University School of Medicine è Alfredo Rossi, professore associato di Dermatologia e Venerologia all’Università Sapienza di Roma, responsabile del centro tricologico del dipartimento. È sempre il professor Rossi a rilevare come il numero di pazienti che lamenta problemi di capelli abbia avuto un incremento non casuale negli ultimi mesi: “Lo stress è un fattore molto connesso alla caduta patologica dei capelli e paura di ammalarsi, isolamento, perdita del lavoro, crisi economica, malattia o morte di persone care – spiega Rossi – sono condizioni che hanno caratterizzato la vita di molti in questi mesi di pandemia, con ripercussioni anche sul benessere tricologico”.

Oltre a questa conseguenza ormai acclarata, alcuni ricercatori hanno evidenziato come alcune patologie dei capelli possono essere correlate alla prognosi dell’infezione da Coronavirus. Uno studio dermatologico pilota ha evidenziato come, dal 23 marzo 2020 al 12 aprile 2020, in 3 diversi ospedali terziari di Madrid, dei 175 pazienti ricoverati per Covid, ben il 67% presentasse alopecia androgenetica: per l’esattezza il 79% tra gli uomini, il 42% tra le donne, percentuali largamente superiori a quelle registrate tra la popolazione sana della stessa età media, che si attestano tra il 31% e il 53% per gli uomini e sotto il 38% tra le donne. “Per poter sancire una correlazione tra alopecia androgenetica e prognosi più severa per il virus devono essere portati a compimento studi organici, ma i numeri lasciano presupporre che non sia una coincidenza, poiché giocano un ruolo importante gli ormoni androgeni. Infatti gli uomini sono più colpiti, mentre le donne risultano più protette grazie alla maggiore attività degli estrogeni “, commenta Rossi.

I problemi di capelli riguardano uomini e donne e, stando alla statistica, toccano persino più di una persona in ogni famiglia italiana. Secondo gli ultimi dati di CRLAB, uno dei principali player mondiali nel settore capelli, il 18% delle donne soffre di alopecia/diradamenti in adolescenza, il 35% prima della menopausa, il 50% dopo la menopausa; il 70% degli uomini presenta anomalie di capelli dai 20 anni in poi: percentuali che andranno ritoccate al rialzo per tutto il periodo post Covid. “Per la maggior parte delle persone che soffrono di una perdita di capelli superiore alla norma e generalizzata, chiamata telogen effluvium, che può essere legata a uno stress fisico o psicologico- spiegano i tecnici del laboratorio tricologico -, i capelli possono ricrescere entro sei mesi dall’evento stressante. Chi peró ha una predisposizione alla calvizie, in seguito a questo fenomeno, potrebbe osservare una ricrescita di capelli più sottili o più radi di prima, configurando una precoce comparsa della condizione a cui sono predisposti. In questi casi è opportuno e d’aiuto rivolgersi a uno specialista”.

Ricorrere a trattamenti precoci può essere fondamentale per la risoluzione del problema. Per individuare i rimedi più utili è consigliabile un Tricotest, un’analisi dettagliata che consenta una accurata valutazione dello stato di salute del cuoio capelluto e dei capelli, per poi capire se e con quali misure procedere. “Un’azione preventiva di regolazione degli androgeni con sostanze di derivazione naturale (Serenoa Repens) – consigliano gli esperti CRLAB- potrebbe essere utile nel migliorare la prognosi in questi casi. Certamente è di aiuto una buona alimentazione, ricca di vitamine come la biotina e antiossidanti. Anche le tecniche per la riduzione dello stress, come lo yoga, il massaggio del cuoio capelluto o la meditazione consapevole, possono concorrere ad abbassare i livelli di androgeni circolanti”.

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